Serata con DORO GJAT

Locandina Doro Gjat

L’Associazione Sport Cultura e Spettacolo San Marco

presenta

Il caffè del venerdì

Serata con

DORO GJAT

“Vai Fradi”

DoroGjat caricatura

Venerdì 23 giugno 2017 alle ore 20.45

nella Sala Comelli di Viale Volontari, 61 – Udine (Ingresso Via Tarcento)

Ingresso con offerta libera che verrà devoluta all’Associazione “COMPAGNI DI STRADA onlus – CASA BETANIA” Brindisi


CENNI BIOGRAFICI

Luca “Doro Gjat” Dorotea nasce a Tolmezzo nel 1983 e si avvicina all’hip hop nella seconda metà degli anni ’90, attratto dall’immediatezza e dalla potenza espressiva di questo genere musicale. L’esordio artistico arriva nel 2007 con il primo album omonimo dei Carnicats per l’etichetta ReddArmy. Grazie ai consensi ricevuti, Doro Gjat, insieme ai due soci Dek Ill Ceesa e Dj Deo, inizia a dedicarsi all’attività live che lo porta a calcare alcuni dei palchi di punta della sua regione tra cui la Barcolana, in apertura a Fabri Fibra (2008) e Club Dogo (2012), e l’Hip Hop Tv Summer Festival insieme a nomi del calibro di Fedez, Emis Killa, Ensi e Two Fingerz.

Nel 2009 pubblica, sempre per Reddarmy, l’EP di mash-up Doro Gjat meets Zion I che, in pochi mesi, raggiunge i cinquemila download. Nel 2012, dopo la pubblicazione del mixtape dei Carnicats Nel frattempo (da cui è tratto Paisàn, singolo del gruppo che è diventato presto una sorta di inno del Friuli Venezia-Giulia), Doro Gjat comincia a considerare la propria carriera solista non più come un’eventualità ma come un passo necessario per la sua maturazione artistica.

Ferragosto è il primo estratto da Vai fradi, disco d’esordio del rapper carnico la cui uscita è prevista per la primavera del 2014. Accompagnato dalla voce di Filippo Marra (Videodreams) e dalla produzione di Davare (Roc Stars), Doro Gjat nel brano affronta il tema dell’emigrazione dalla provincia con un punto di vista inedito rispetto al suo passato musicale: le riflessioni sul tema infatti sono frutto di una crescita che l’artista intende coltivare ancora a lungo.

fonte: ROCKIT.IT


di  ALICE CASTAGNERI – TORINO

“Non è uno di quei rapper tatuati che frequentano locali alla moda. Doro Gjat, al secolo Luca Dorotea, è un «montanaro». Nei suoi videoclip non si vedono panorami metropolitani, ma montagne e valli fiorite. D’altronde sono i paesaggi di Tolmezzo, il piccolo paese in Friuli Venezia Giulia, dove è nato e cresciuto. Sarà per questo che il suo disco, Vai Fradi, è così fresco e originale: «Trovo stupido sforzarmi di emulare gli altri. Uso il rap per comunicare ciò che sono e raccontare il mondo da cui provengo. E non vengo da un ghetto, ma dai monti».

Da ragazzino, però, non è stato facile rapportarsi con canzoni con temi così distanti dalla sua quotidianità: «Ho sempre cercato realtà particolari, che in qualche modo si avvicinassero alla mia. Ascoltavo Macklemore & Ryan Lewis. Un duo di Seattle e quindi in un certo senso provinciale. Li seguivo perché non mi facevano sentire un alieno».

Il desiderio di emigrare

Il rapper «figlio della roccia», classe 1983, canta (in friulano, italiano e inglese) l’identità territoriale e l’estrema provincia. Ma affronta anche il tema dell’emigrazione. «In Carnia si vive bene quando si ha una certa stabilità. Negli anni critici della gioventù, quando servono grandi stimoli, può essere frustrante». La tentazione di lasciare la terra natia è sempre dietro l’angolo: «Quando ti ritrovi in cassa integrazione, con l’affitto da pagare, e la fidanzata che di dice di trovarti un lavoro serio, il pensiero di fuggire scatta in automatico. In Italia essere artisti è svilente perché la gente pensa che l’arte sia un passatempo, non una professione. Molti miei amici se ne sono andati all’estero e si stanno realizzando artisticamente».

Un mix di collaborazioni

Le collaborazioni dell’album sono varie: si va da Videodreams, Delta Club e Railster (cresciuti in terra friulana e poi emigrati oltremanica) alla Carnicats Live Band. «Per non copiare gli americani ho cercato di trovare una strada mia, e lavorare con musicisti di diversa estrazione è stata la svolta».

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fonte : “LA STAMPA

 


 

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