Gli archi nel Romanticismo

Locandina gli archi nel romanticismo

CONCERTO ORCHESTRA AUDIMUS

AL TEATRO PALAMOSTRE DI UDINE

DOMENICA 2 DICEMBRE 2018 ALLE ORE 18.00

direttore m° Francesco Gioia

Programma:

A. Dvoràk – Serenata per archi Op. 22

1. Moderato
2. Tempo di Valse
3. Scherzo
4. Larghetto
5. Finale


P. I. Cajkovskij – Serenata per archi Op. 48

1. Andante non troppo
2. Tempo di valse
3. Larghetto elegiaco
4. Tema russo

 

Orchestra:
Violini I: Apollonio*-Del Bon, Mucin-Bouzhar, Lizzi-Perovic
Violini II: Pontarolo-Radlovacki, Radigna-Tubaro, Ifteni
Viole: Krizsik-Vidon, Ciommiento-Calcagno
Violoncelli: Tavano-Merici, Favento-Pizzamiglio
Contrabbassi: Soranzio-Zoratto


AUDiMuS

La compagine orchestrale “AUDiMuS” nasce dall’idea di radunare giovani professori che, animati dal comune senso di urgenza per la musica, oggi sempre più relegata a ruoli marginali, desiderassero unirsi e collaborare per un progetto comune: dare voce all’Orchestra classica. Erroneamente molti pensano che questo tipo di ensemble rappresenti il passato; l’Associazione vuole dimostrare per contro che le innumerevoli “voci” dell’orchestra sono e saranno sempre attuali. La musica sinfonica deve poter filtrare nelle maglie del nostro quotidiano, nei paesi e nelle sale dove abitualmente queste melodie sono sconosciute. L’Associazione culturale e musicale “AUDiMuS” è nata proprio per consentire a questo progetto di esistere e crescere. Vanta già più di sessanta soci e mira a dare voce all’Orchestra, per portare la musica sinfonica anche nei piccoli centri dove, diversamente, non arriverebbe mai. Le recenti collaborazioni con i direttori d’Orchestra internazionali M° J. Smeets (Olanda), M° G. Estrada (Venezuela) e M° A. Calcagnile (Milano) ci hanno onorato e infuso ancora più volontà di continuare lungo la strada intrapresa. Inoltre l’Orchestra ha anche collaborato con solisti quali David Cooper (I corno Dallas Symphony Orchestra), Marco Braito (I tromba Orchestra Rai), Paolo Armato (I corno Orchestra Arena di Verona), e ancora Carlo Teodoro, Carlo Pinardi, Giulia Carlutti, Fabio Forgiarini.


Francesco Gioia

Nato a Udine nel 1979 si laurea in Giurisprudenza e si diploma brillantemente in Pianoforte, sotto la guida del M.° Valter Sivilotti.

Si laurea quindi in Discipline musicali a indirizzo interpretativo-compositivo, sotto la guida del M.° Andrea Carcano e del M.° Ilario Gregoletto, con il punteggio di 110/110.

Ottiene il “Premio speciale Mozart” alla Rassegna-Concorso Mitteleuropea “Mozart 2005” presso la Mozartina di Paularo ed è finalista del Premio “Amici della musica” 2008. Studia direzione d’Orchestra con L. Shambadal, D. Renzetti, M. Dittrich, R. Gessi, A. Fogliani, E. Nicotra, G. Lanzetta. Partecipa a vari corsi di perfezionamento in clavicembalo, musica da camera e didattica con insegnanti quali A. Specchi, A. Carcano, L. Ferrini,G. Abbà.

Ottiene il secondo premio al concorso di direzione d’orchestra tenuto a Budapest con la “Duna Simphony Orchestra” e una menzione della giuria al concorso “Black Sea Conducting Competition” a Costanza in Romania.

Attivo come insegnante di pianoforte, di teoria e di educazione musicale.

Fondatore e presidente dell’Ass. culturale AUDiMuS e direttore dell’Orchestra omonima.

Ha pubblicato il libro di tecnica pianistica “Il Metodo Chopin” (Audax ed.) assieme al M.° G. Canciani.


A. Dvorak

proveniva da una famiglia povera: il padre era macellaio e, oltre alla macelleria, gestiva anche una locanda. Antonìn lo aiutava in entrambe le attività e nel frattempo frequentava la scuola del villaggio studiandovi anche violino e canto. Lì ogni bambino riceveva lezioni di musica: lo prescriveva un’antica legge boema. “Credo sia questo il segreto del talento musicale della gente del mio paese, – dichiarava Dvorak intervistato da Paul Pray, nel 1885 a Londra – ogni slavo ama profondamente la musica, anche se lavora tutto il giorno nei campi o fra i buoi. È lo spirito della musica a renderlo felice”. La Serenata per archi op. 22 fu scritta nel 1875 in soli 12 giorni. Ripartita in cinque movimenti in forma di suite, la Serenata è un brano di intensa carica melodica e di grande fascino. Vi traspare tutta l’enorme facilità dell’autore a creare temi su temi, l’uno derivato dall’altro in un turbinio magico di melodie – intrise di serenità e melancolia ad un tempo – che sembra non finire mai.


P. I. Tchaikovsky 

venerava lo stile del tardo XVIII secolo, filtrato soprattutto attraverso la figura idealizzata di Mozart. Infatti la Serenata op. 48 è opera apertamente dissimile dalle prove sinfoniche di Cajkovskij, composizioni assai impegnative strutturalmente e concettualmente; essa si richiama piuttosto alla Quarta suite, detta “mozartiana” perché basata su un materiale originariamente di Mozart. Nella Serenata op. 48 l’omaggio a Mozart e al classicismo risiede più nel carattere sereno e disimpegnato del brano che non nell’imitazione degli amati modelli; forse proprio questa scelta rese la composizione particolarmente gradita all’autore (“Che sia perché è il mio ultimo lavoro o perché davvero non è male, sono molto innamorato di questa Serenata”, ebbe a scrivere Ciaikovsky). Scritta nel 1880, essa fu eseguita l’anno seguente con grande successo, riscuotendo fra l’altro l’ambito apprezzamento di Anton Rubinstein, temuto direttore del Conservatorio di Pietroburgo e maestro dell’autore. La Serenata si articola in quattro movimenti, ben differenziati fra loro ma unificati concettualmente dalla scelta di un materiale tematico prevalentemente per gradi congiunti.

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